RoteHaare   Kulturzentrum RoteHaare (Wien)

 

 

 

13. dEZember 20:0 Uhr

Konzert und Lesung


Giorgia Veneziano Bratsche;
Monica Giovinazzi Stimme
Dietmar Bruckner: Weinverkostung
 

 
Die Notwendigkeit, mit einem "Du" zu sprechen, hat Celan dazu geführt, höchste Poesie zu übersetzen. So kommt es zur Begegnung mit Ungaretti und so versteht man sein besonderes Verständnis für den Rythmus und die Auswahl der Wörter. Etwas anderes verbindet aber die Dichter: die nicht  ausgesprochene  Tragödie, die Trockenheit der Sprache, die Vision.

Gedichte von   Giuseppe Ungaretti
Gedichte von 
  Paul Celan
Ungaretti wie Celan ihn las

Dann die Begegnung mit einer bestimmten, sorgfältig gewählten Musik,


 


Neustiftgasse 31 (St. Ulrichsplatz)
1070 Wien
Tel.:06644888014
E-mail:info@rotehaare.at

Mit Weinverkostung
 
mehr Infos und Karten 06644888014
Um Reservierung wird gebeten
 


Ausgewählte Gedichte von Giuseppe Ungaretti e Paul Celan


  Giugno

Quando
mi morirà
questa notte
e come un altro
potrò guardarla
e mi addormenterò
al fruscio
delle onde
che finiscono
di avvoltolarsi
alla cinta di gaggie
della mia casa

Quando mi risveglierò
nel tuo corpo
che si modula
come la voce dell’usignolo

Si estenua
come il colore
rilucente
del grano maturo

Nella trasparenza
dell’acqua
l’oro velino
della tua pelle
si brinerà di moro

Librata
dalle lastre
squillanti
dell’aria sarai
come una
pantera

Ai tagli
mobili
dell’ombra
ti sfoglierai

Ruggendo
muta in
quella polvere
mi soffocherai

Poi
socchiuderai le palpebre

Vedremo il nostro amore reclinarsi
come sera

Poi vedrò
rasserenato
nell’orizzonte di bitume
delle tue iridi morirmi
le pupille

Ora
il sereno è chiuso
come
a quest’ora
nel mio paese d’Affrica
i gelsumini

Ho perso il sonno

Oscillo
al canto d’una strada
come una lucciola

Mi morirà
questa notte?


San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato


Vanità

D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità

E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra

Cullata e
piano
franta


Girovago

In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
Innocente


Ritorno

Trinano le cose un’estesa monotonia di assenze

Ora è un pallido involucro

L’azzurro scuro delle profondità si è franto

Ora è un arido manto



Ultimi cori per la terra promessa


1
Agglutinati all’oggi
I giorni del passato
E gli altri che verranno.

Per anni e lungo secoli
Ogni attimo sorpresa
Nel sapere che ancora siamo in vita,
Che scorre sempre come sempre il vivere,
Dono e pena inattesi
Nel turbinio continuo
Dei vani mutamenti.

Tale per nostra sorte
Il viaggio che proseguo,
In un battibaleno
Esumando, inventando
Da capo a fondo il tempo,
Profugo come gli altri
Che furono, che sono, che saranno.


14
Somiglia a luce in crescita,
Od al colmo, l’amore.

Se solo d’un momento
Essa dal Sud si parte
Già puoi chiamarla morte.



19
Veglia e sonno finiscano, si assenti
Dalla mia carne stanca,
D’un tuo ristoro, senza tregua spasimo.




20
Se fossi d’ore ancora un’altra volta ignaro,
Forse succederà che di quel fremito
Rifrema che in un lampo ti faceva
Felice, priva d’anima?






 

Sereno

Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle

Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo

Mi riconosco
immagine
passeggera

Presa in un giro
immortale
 



Per sempre

Senza niuna impazienza sognerò,
Mi piegherò al lavoro
Che non può mai finire,
E a poco a poco in cima
Alle braccia rinate
Si riapriranno mani soccorrevoli,
Nelle cavità loro
Riapparsi gli occhi, ridaranno luce,
E, d’improvviso intatta
Sarai risorta, mi farà da guida
Di nuovo la tua voce,
Per sempre ti rivedo.


Cori descrittivi di stati d’animo di Didone

Dileguandosi l’ombra,

in lontananza d’anni,

quando non laceravano gli affanni,

Scherno, spettro solerte
Che rendi il tempo inerte
E lungamente la sua furia nota:

il cuor roso, sgombra!

La sera si prolunga
Per un sospeso fuoco

E senza darsi quiete
Poiché lo spazio loro fuga d’una
Nuvola offriva ai nostri intimi fuochi,
Covandosi a vicenda
Le ingenue anime nostre
Gemelle si svegliarono, già in corsa.

A bufera s’è aperto, al buio, un porto
Che dissero sicuro.

Fu golfo costellato
E pareva immutabile il suo cielo;
Ma ora, com’è mutato!

Il suo amore, impassibile farebbe
Numerare le innumere sue spine
Spargendosi nelle ore, nei minuti.

Per patirne la luce,
Gli sguardi tuoi, che si accigliavano
Smarriti ai cupidi , agl’intrepidi
Suoi occhi che a te non si soffermerebbero
Mai più, ormai mai più.

Gli ormai tuoi occhi opachi, secchi;
Ma grazia alcuna più non troverebbero,
nemmeno da sprizzarne un solo raggio,
Od una sola lacrima,
Gli occhi tuoi opachi, secchi

 


Sono una creatura

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo


Il dolore

E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!


Silenzio stellato

E gli alberi e la notte
Non si muovono più
Se non da nidi.

 


Canto beduino

Una donna s’alza e canta
La segue il vento e l’incanta
E sulla terra la stende
E il sogno vero la prende

Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.



Sentimento del tempo


Ora anche il sogno tace.

È’ nuda anche la quercia,
Ma abbarbicata sempre
al suo macigno.



Apocalissi

Di continuo ti muovono pensieri,
Palpito, cui, struggendoli, dai moto.


Dannazione

Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?


Traduzione di Paul Celan

Letzte Chöre für das verheissene Land

1
Angefügt, nahtlos, ans Heute
die Tage gestern,
die Tage morgen.

Jahre, Jahrhunderte hin, jeden Nu
das Noch-am-Leben-Sein als überraschung,
das Immer-und-immer-Dahin des Lebens,
Geschenke, so unverhofft wie Pein,
im unaufhörlichen Wirbel
all des vergeblichen Wechsels.

So, durch unser Geschick,
meine Reise und Weiterreise,
im Handumdrehn
grab ich die Zeit aus, erfind sie
vom Grund bis zum Scheitel,
ein Flüchtling, den andern gleich,
die waren, die sind, die sein werden.

 


14
Dem Lichtwuchs, gipfelhin, ihm
gleicht die Liebe,

kaum löst sie vom Süden sich, schon
kannst du sie so nennen:
Tod.


19
Kein Wachen mehr und kein Schlafen und abwesend/
sei mir aus meinem müden
Fleisch der pausenlos qualende Wunsch
nach Stärkung von dir her.


20
Ein abermals Stundenvergeßner – wär ichs, vielleicht daß von da her/
das Beben mich neu überbebte, jenes,
das dich im Nu beseligte, Seelen-
lose.
 

     
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