TADEUSZ KANTOR  AZIONE E INVENZIONE DELLA CLASSE MORTA

 



 

"...il mio interesse per lui si basa sul fatto che sia un artista totale e che oltrepassi i confini che isolano le figure teatrali nelle zone di drama , script, performance e teatro. Inizia come artista figurativo e ne mantiene la sensibilità esaltandola nella necessità di uscire dal "quadro" per conquistare lo spazio e di volta in volta trasformarlo, usarlo.
Trovo fondamentale per il teatro la relazione con lo spazio in questa maniera organica, non come descrizione o didascalia a un testo ma come essenza agita al 100%.

Gli imballaggi sono affascinanti e - premetto: purtroppo non ho assistito dal vivo alle sue performance ma ho visto alcune foto e stralci di video - hanno il potere di inventare spazi nello spazio, con un pubblico che potendo assistere alla creazione in tutte le fasi diventa parte della performance stessa spostandosi dimostrando più o meno interesse, scegliendo il punto di vista.

Questa possibilità di realizzare performances in cui il pubblico, i non attori di professione, gli amici, artisti di altro genere son parte integrante e necessaria affinché l'evento acquisti senso, riporta il teatro alle radici.

Tutto in lui è coerente: la scelta del materiale povero, la fissazione su alcuni colori e loro sfumature, l'utilizzo di stessi oggetti ma di volta in volta trasformati, sono la via per eliminare dall'immagine la distrazione o la contemplazione fine a se stessa. ma dietro la stravaganza di alcune macchine sceniche c'è un progetto e uno studio della forma per rendere con precisione l'effetto voluto: lo stupore che è anche orrore che è anche passione (patior).

Molte cose mi legano a questo artista ed è per questo che lo studio costantemente anche attraverso la proposta di stage (che si concludono con una performance gratuita aperta al pubblico, supportata da materiali di documentazione) che mi permette di sperimentare il significato del suo teatro nel realizzare alcune sue creazioni, di farlo conoscere e studiare (è davvero sconosciuto ai più!), di promuovere un teatro che non sia spettacolare e che non frammenti coloro che lo fanno in tecniche competenze e maestranze .

Nelle performance su Kantor lo spazio scenico si modella in autonomia, se si rispetta quanto davvero intendeva l'autore, e così tra il pubblico e i performer c'è un limite molto sottile, quasi impercettibile. Uno spettatore attento e concentrato entra a far parte del lavoro e così un performer distratto ne viene espulso.

La storia, la trama, in Kantor non hanno assolutamente un ruolo centrale, tutto rotea attorno alla tattilità delle percezioni, quasi come se gli occhi potessero toccare gli oggetti in scena e apprezzarli appieno con la vista.

Ho lavorato sui testi di Kantor con attori non professionisti, come spesso faceva lui. E il lavoro necessario è quello di creare un amalgama delle singole personalità attorno alla necessità di rendere vivo il messaggio affidato alla mise en espace, agli oggetti, alla loro simbologia e alla loro disposizione, alle parole, importanti più per il loro suono e la loro potenza evocatrice che per il significato semantico.

Il procedere con gli interpreti con il testo con gli oggetti rende vivo Kantor. Emballage! Emballage!


Approfondire Kantor e sui suoi imballaggi mette di fronte alla problematica dello "scarto": valorizzare lo scarto, salvandolo dalla pattumiera e circondarlo con una rete di relazioni, renderlo sacro, insostituibile. Ciò per combattere la tentazione di gettare via in continuazione per un facile ricominciare da capo. 


Tadeusz Kantor (1915-1990) is best known as an outstanding and highly original figure of 20th century theatre, as well as the creator of his own theatre group and of productions imbued with poetry derived from his own complex Galician origin.* 
He is also known for being one of the most important figures of the Krakow art scene and arguably the most prominent representative of the informel art movement in Poland.  Kantor is also credited with inventing and naming the medium of emballage (from French ‘emballer’ – ‘to wrap’), a practice of wrapping up various objects, which defined his art works following the Informel period. **

** Kantor Was Here ed. Katarzyna Murawska-Muthesius and Natalia Zarzecka, Published by Black Dog Publishing (2011)

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