La zattera di Ulisse: teatrolaboratorio a Vienna

April 2, 2017

La prima cosa che noto entrando nell’Atelier di Monica è il bianco: pareti, pavimenti arredi tutto bianco. La seconda è la polvere. Polvere ovunque. Bisognerà lavorare parecchio di secchio e straccio prima della performance mi dice la mente. Alla fine del seminario il lavoro è stato duro e faticoso, lo sporco era nella mia testa..

Giorno primo: Monica parla di Armonia e crea suggestioni. Il nostro Ulisse costruirà con armonia la zattera, la poesia depositato di vita lo accompagnerà con armonia mentre Penelope cercherà di districare fili e pensieri. Scartiamo maschere incartate in imballaggi strambi, ruvidi, lisci o soffici. Mi accorgo che le mie mani sono diventate più sensibili Sarà il freddo dice la mente..e no dico io.. il tatto è il senso più esteso ma se non usi anche quello si spegne. Le mani ora sono attente e scartano sempre più veloci e avide di tocco. Poi danziamo in armonia con lo spazio e io mi sento come un pesce d’acqua dolce nel suo elemento, rilassata e in acque senza onda. Questa sala non è bianca come l’altra e io non vedo la polvere. La sera a letto penso alle navi, a Ulisse, a testi evocativi e dormo il sonno dei giusti: ho fatto proprio bene a venire.

Giorno secondo: si comincia con una lezione extra di yoga. Monica è completamente a suo agio in ogni cosa che fa e la condivide con rara capacità di ascolto. Spesso dice “Non so come dire..” come se avesse bisogno di spiegarsi meglio e io sorrido perché di persone che comunicano in maniera così concreta e profonda ne ho incontrate poche! Lavoriamo sul respiro e la voce dalla gola lentamente viaggia verso il basso. Incredibile meraviglia per me! La sera il lavoro ci riporta nello spazio bianco. E polveroso. Si lavora sui testi. Prendiamo confidenza con le corde. La zattera inizia a materializzarsi sotto le nostre mani. Le sento attive, pronte all’azione. Così come la voce. Vibra, è scesa dalla gola alla pancia e mi sento forte. Eppure ho un fastidio ai piedi. Sarà il contatto con il pavimento bianco. E’ la polvere dice la mente. Non aderiscono a terra. Sono dolenti e io cammino sui sassi per tutta la serata. Intanto Monica come una direttrice d’orchestra ci muove in questa costruzione: cerca armonia mentre stendiamo funi, tiriamo vele, appendiamo reti che sembrano sudari e indossiamo maschere pesanti come colpe. Alla fine sono stanchissima ed ho un leggero mal di mare.

Giorno terzo: Con la luce del giorno operiamo a quattro mani sui testi. Mi piace lavorare con Cecilia. E’ una lenta piccola peste. Mi parla di Calipso come se la vedesse, inesorabilmente diventa lei quella figura divina innamorata di Ulisse. La sera della prova sono emozionata e felice. Mi sento a mio agio. Incrocio Calipso mentre costruiamo la zattera e sento che non potrei avere compagna migliore. E’ finita, l’istallazione è un capolavoro. Sembra davvero in grado di prendere il mare. Ha qualcosa di animato. Le viscere di un uomo, l’utero di una donna. Buonanotte.

Giorno quarto: Siamo in alto mare ma stasera saremo comunque a riva. Come e dove non sappiamo, solo il tempo è certo: siamo a sette ore da uno sbarco. In atelier la luce del mattino cambia la mia percezione del lavoro fatto ieri sera: l’istallazione sembra quel che resta di un enorme banchetto di mostri marini sul corpo di una donna. La polvere è aumentata. Monica dice che pulirà prima di stasera. I miei piedi soffrono terribilmente. Dovrei sentirmi più tranquilla, la prova è andata benino, dobbiamo solo rifinire i movimenti e migliorare tutto …e invece no. Cerco appigli per i miei incroci mentali ma Monica è lì come un soffio di vento ad allontanarmi la cima. Cambiamo questo, aggiungiamo quello.. mi sento insicura. Le gambe sono troppo leggere. Lavoro a piedi nudi cercando di radicarli ma sento sempre sassi. E’ la polvere cantilena la mente. La polvere c’è. La sento tra le dita dei piedi, cade dalle reti, sui capelli, negli occhi.. Dal mare n cui mi affaccio mentre tendo una rete emerge la Paura..eccola..parla tedesco oggi e si è messa guanti e cappello perché fa freddo ma è sempre lei la riconosco..”Non sei in grado, non sei la migliore..lo vedranno tutti” I piedi ora ardono. La performance inizia come una corsa ad ostacoli. Io china, in ginocchio quasi poi via via sento il corpo che si stende e si apre godendo dello sforzo. Una corsa lunga ma quando mi appendo, e ritrovata Calipso in mezzo alle reti mi abbandono come bimba in culla, anche i piedi hanno smesso di bruciare.

E la polvere?

Giorno quinto: Tornata a Roma sull’onda dei suggerimenti di Monica ascolto Silvia Plath e Alda Merini e scopro due cose:

  • Nel mio testo la parola ACH aveva il suono tedesco e io per giorni l’ho letto con il suono di cenere, ash, che un po’ polvere è..

  • “non si spolverano le farfalle” è un bellissimo aforisma di Alda Merini, divina amante anche della polvere.

 

 

Grazie Monica per questo lavoro così intenso: il teatro come attenzione al gesto e alla parola ma anche come studio del proprio corpo e delle sue infinite possibilità. Definirei questo workshop come un esercizio di superamento continuo dei propri schemi, mentali e fisici. Siamo macchine meravigliose e la tua guida sapiente me lo ha ricordato più di una volta nel corso di questi giorni. Tra le tante cose imparate quella che più mi appartiene è la trasformazione che hai saputo farmi vedere da viaggio a esplorazione, da gesto a ricerca di nuovi equilibri nello spazio, uno spazio sempre pieno. E’ stato come assistere alla creazione di un universo parallelo, animato da esseri visibili e non, umani e non.

Grazie Calipso/Cecilia per il tuo sorriso e la condivisione delle tue emozioni, inesorabile e dolente come il tuo eterno amore per Ulisse. Preziosa la tua compagnia e stimolante incrociare il mio passo al tuo. Hai dato spesso voce ai miei pensieri e per questo ti ringrazio con il cuore.

 

A presto,

Barbara

 

 

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