Dal bianco al nero: Tina Modotti


 

performance e documentazione
a cura di Monica Giovinazzi

 

 

 

Un omaggio a Tina Modotti

alla sua capacità di attenzione.

Non a caso sceglie la fotografia come mezzo espressivo,

e di concentrazione sul qui e ora.

Scegliere l'attimo giusto e la luce e le ombre per definire l'unico scatto possibile, deve essere stato difficile, Ma se le sue foto continuano a suscitare interesse segno che posseggono il punctum „qualcosa di particolare che mi punge“ (Barthes).

Una performance di parole e azioni scandite da alcuni dei suoi tanti evocativi scatti,

cercando di far rivivere Il suo sguardo sul mondo, persone, eventi: i tanti e diversi pezzi che hanno composto la sua storia.

 

Nasce nel 1896. Arriva a S.Francisco nel 1913. Nel 1923 inizia la vita con Weston. Inizia a fotografare. Il 2 ottobre del 1930 è a Mosca. Smette di fotografare. L'attività di fotografa dura ca. sette anni, di cui i più prolifici sono quelli che seguono la separazione da Weston, ovvero dal 13 novembre del 1926 al periodo berlinese del 1930. Poi, da ottobre del 1930 al gennaio del 1942, non fotograferà più: 12 anni senza fotografare.
 

Persone testimoni di grandi dolori di capacitá di adattamento, di fertilità.

Per questo ho scelto la formula del Documentario teatrale, fruibile da pubblico di ogni etá e per la sua struttura agile esportabile ed adattabile ad ogni spazio teatrale e non.

 

“Il documentario teatrale è un gesto con cui intendo restituire attenzione ad artiste/i che percepisco dimenticati o irrigiditi in cliché e apparati critici. E’ la formula che meglio s’adatta alla necessità d’affrontare un artista nella sua integrità, rispettandone forme/formule/informazioni. E’ il luogo privilegiato della ricerca e lo spazio per la messa in opera di intuizioni e segni „lanciati“ attraverso opere e anni. La maniera attiva per rendere una serie di input - meditati nell’attento studio di tutto il materiale esistente sull’argomento - e creare link aperti o insinuare tarli e curiosità, lasciare domande e non arrogare risposte”.

 

La vita di queste persone va riportata in emersione, perché possa essere spunto di riflessione e approfondimento sulla necessità, oltremodo attuale, di inventare da capo, di dare seguito alle proprie intuizioni con caparbietà.

Cosa farò domani, Tina Modotti se lo chiede ogni giorno, pronta a partire adolescente, emigrante, verso S. Francisco, a lasciare inutili fardelli e a partire col solo vestito che indossa o ad abbandonare l'amata Graflex...

 

Domani mi invento da capo: debole, forte, ricca o povera non importa, ma ancora

La bellissima poesia che Pablo Neruda le dedica esprime al meglio l'energia e la volontà, l'amore per la vita di Tinissima, come amava chiamarla sua madre, non la donna fatale, la musa, la spia, l'amante ma un'appassionata artista della vita

 

Puro è il tuo dolce nome,

pura è la tua fragile vita

ape, ombre e fuoco,

neve, silenzio, spuma uniti

ad acciaio, filo e polline

per costruire la tua ferrea

la tua esile struttura..

Pablo Neruda


 

Tina si chiede spesso: che cosa posso fare? Posso essere d'aiuto?

Convertirsi all'ideologia comunista. Il cambiamento continua: nasco proletaria, emigrante, operaia, sposo un nobile e conduco una vita agiata, poi musa-amante-allieva dell'artista Weston borghese-esteta-egocentrico, sola ritorno alle mie radici e incontro lo sguardo di donne, madri, lavoratori e bambini, azioni sociali, strade, documenti, poi Xavier e la politica, l'ideologia la lettura lo studio Julio l'amore e la politica sono tutt'uno poi l'esilio la germania la solitudine e l'impotenza, le foto che non mi vengono la tecnica che cambia e il mio sguardo resta indietro ed è troppo lento per l'esigenza del momento che vuole cogliere l'istante, magari in prima linea sul campo di battaglia. Mi fermo.

E cambio rotta. Salgo sul treno per Mosca. E sono già in coda per il cibo coi piedi nel gelo e la faccia rossa, vestita di nero e marrone senza colore e luce. Lo sguardo si spegne ed è bravo ad eludere sorveglianze di polizie straniere che infinocchio con la mia capacità svelta d'imparare le lingue e tradurre e parlare in discorsi di fabbrica mescolando le parole in tedesco al russo. Niente più foto. Non c'è più tempo. La Graflex non è piu di modo è pesante e troppo visibile. E il mio sguardo è obbligato a guardare il mondo senza il filtro di un obiettivo

Sarà per questo che i grandi occhi neri sono sempre più stretti e semichiusi?

 

Diversi livelli in scena, diverse letture e suggestioni.

Due attori in scena e una regista. Agisco i protagonisti che raccontano la mia storia. Di cui sono stata la regista consapevole o l'attrice inconsapevole e rapita dalla passione del momento? La tessitura del testo si fa fitta e poi sfilacciata. E nel passaggio dal bianco al nero ecco apparire le foto per un breve e intenso periodo. Ripensare una vita che continua a parlarci a distanza di tempo e di strati d'interpretazioni. La memoria resiste. La memoria è complicata, non è lineare ma si addensa si riscrive e ribolle.

un essere fecondo vuole generare

generosamente s'applica ad ogni azione

e fiorisce intorno

segnano la sua terra gesti e sguardi sgarbati

soffoca e muore

ma non a lungo
 

M.G.