Una libera intepretazione, curata da Monica Giovinazzi, di uno dei drammi più importanti di Luigi Pirandello. La vita e l'opera intessute a filo stretto svelate e ri-velate tra lettere, fatture e abbozzi di quelli che diverranno personaggi indimenticabili

Che cosa spinge un autore affermato a lavorare incessantemente, ogni giorno, senza riposo, senza sosta, fino al limite delle sue stesse forze: la necessità economica. Dopo il fallimento della casa paterna, Pirandello interpreta il ruolo del capofamiglia, sente la responsabilità che deriva dal suo talento e vive il senso di colpa per non poter assicurare ai figli un tenore di vita adeguato. Si addossa l’onere di provvedere a tutta la sua famiglia; la malattia della moglie si rivela molto dispendiosa, la figlia Lietta e suo marito dal Cile fanno continue richieste di denaro, il figlio Stefano è ospitato dal padre con moglie e figlia, Fausto non riesce a mantenersi con il lavoro di pittore, la vecchiaia del padre Stefano è a carico del figlio. Pirandello è costretto tra l’insegnamento universitario che gli pesa moltissimo e gli sottrae forze a fronte di un guadagno minimo (da qui le sua continue richieste di aspettativa a cui il ministro Gentile opporrà sempre un rifiuto fino a costringere Pirandello alle dimissioni), le collaborazioni con giornali e riviste (che l’autore aveva iniziato in forma gratuita e liberale e per le quali ora richiede denaro), le prove teatrali, anche 2 nello stesso giorno, e la scrittura che lo inchioda al tavolo di lavoro. Non un giorno di riposo per anni. Gli impegni presi sono tali che l’autore non riuscirà mai a mettere da parte tanto da viaggiare fino in Cile e trascorrere qualche mese con la figlia. Nelle ceste trovate gli impegni di Pirandello: conti, saldi, spese, progetti, il frutto del suo lavoro. Troviamogli un posto accanto alle cronache dei suoi successi.

La performance nasce da una collaborazione tra Stefania Di Nuzzo e Monica Giovinazzi.

9. Dezember um 20 Uhr

15 euro
8 euro per studenti